Cappella Albani

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Capella Albani

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Fu offerta spontaneamente dalla confraternita dei Vergini e dai religiosi al governatore della Marca Gian Girolamo Albani, poi cardinale, in ringraziamento per gli aiuti dati alla costruzione del tempio.
Fu totalmente perfezionata nel 1581. Gregorio XIII concesse l’altare privilegiato, confermato da Paolo V nel 1611.
La tavola, con la Vergine tra i santi Girolamo e Nicola è opera del maceratese Gaspare Gasparrini.
La figura della Vergine, d’impostazione un po’arcaica, ha dolcezza e maestà;  il Fanciullo sorride e benedice assiso sulle ginocchia materne; una corona di angeli chiude la composizione. I santi Girolamo e Nicola da Tolentino sono rifiniti con arte raffaellesca. Peccato che la tavola sia dolorosamente screpolata per la cattiva preparazione, malcurata da un successivo restauro che non ha fissato il colore.
cappella albanidx_resizedAi lati dell’altare figurano due fatti della vita de profeta Elia. A sinistra: dal cielo scende il fuoco che consumava la vittima sacrificale, tra lo sbigottimento dei falsi profeti; a destra: il popolo, resosi conto che il vero Dio è quello predicato da Elia e che i profeti di Baal lo hanno ingannato, li rincorre presso un torrente e li passa a fil di spada.
Altri due affreschi circondano l’altare: S. Fabiano e S. Angelo martire carmelitano. La decorazione della volta ha intonazione pompeiana. Nel giro esterno sono dipinte (da sinistra a destra): la Fortezza, la Prudenza con specchio in mano e funicella, la Carità, la Fede (al centro), la Speranza, la Giustizia e la Temperanza che mesce acqua al vino dell’orcio.
Più in dentro (da sinistra a destra): la Sibilla, l’eterno Padre, il poeta Virgilio. Vicino alla finestra varie figure decorative.
Nei due ovali: il ritratto del card. Albani e del parroco Centi, durante il cui ufficio furono eseguiti i lavori di restauro, nel 1947/48.